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Progetto Topo Lino: avventure al museo per piccoli archeologi

19 Giu

Iniziato nel 2004 e patrocinato dai Servizi Educativi della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche; il progetto “Topo Lino” ha il compito, non facile, di avvicinare all’ambiente del Museo gli studenti delle scuole primarie anconetane.

Progetto TopoLINO

Bambini, quindi, visti nell’ottica di “adulti del futuro”, ai quali non si deve fornire semplicemente una proiezione nella realtà degli argomenti studiati o un’integrazione parziale di essi. Infatti si ha avuta l’intenzione di abituarli a una visione a tutto tondo del mondo. Partendo, quindi, dai reperti archeologici, grazie alle varie attività proposte dal progetto si sono andati a toccare vari ambiti: storia, geografia, educazione artistica, scienze e matematica, spingendo gli studenti a non subire la lezione in modo passivo ma a osservare e interrogarsi su quello che gli viene mostrato. Le intenzioni del progetto sono varie e validissime: tra le più riconosciute, anche dagli insegnanti, ci sono quelle di far sviluppare ai ragazzi un pensiero critico, avvicinarli alla cultura, supportare la loro formazione scolastica, anche introducendo argomenti che saranno poi trattati in classe. Questi obbiettivi sono realizzabili grazie all’ampia gamma di attività proposte, che per poter essere pienamente efficaci, però, devono basarsi su un forte connubio tra la scuola ed il museo.

Quali sono le fondamenta di questa collaborazione tra istituzioni?

Innanzitutto a garantire la comprensione delle attività e delle spiegazioni fornite dai collaboratori del Museo Archeologico sono necessari prerequisiti che gli studenti devono avere; è quindi compito delle scuole prepararli al meglio per questa esperienza con lezioni mirate riguardanti gli argomenti che poi verranno affrontati nei percorsi formativi. D’altra parte le attività devono saper essere coinvolgenti e riuscire ad esprimere al meglio e in un linguaggio comprensibile i temi trattati ai giovani alunni. Necessario sarà, infine, sia per le guide che per gli insegnati ricordare ai ragazzi un comportamento corretto e coscienzioso all’interno della struttura contenendo, essa, oggetti di valore inestimabile.

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Come funzionano queste attività?

Gli itinerari si differenziano l’uno dall’altro per gli argomenti trattati. Si parte da una spiegazione riguardo ai reperti in esposizione cercando di coinvolgere il più possibile i ragazzi con racconti di stampo mitologico, domande aperte ed esempi relativi alla vita quotidiana per poi passare alle attività didattiche e di laboratorio. Queste insisteranno su specifici argomenti già affrontati nella parte precedente. Rispondere ai test, maneggiare fedeli riproduzioni degli strumenti visti e altre attività di tipo sostanzialmente ludico come imitare le pitture rupestri con le tempere sviluppano nei bambini un forte amore per la storia. L’attività conclusiva, infine, è “Oggi vi guido io” dove sono gli alunni stessi a mostrare ai loro parenti le stanze del museo ripercorrendo le tappe affrontate durante il progetto “Topo Lino” spiegando ciò che hanno imparato nel corso del tempo.

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Cosa ne pensano gli studenti?

In questo periodo di stage abbiamo avuto la possibilità di assistere a varie visite guidate: tutti i bambini, di diverse età e provenienti da diverse scuole, hanno accolto benevolmente le iniziative proposte dalle guide. Ascoltando infatti le loro aspettative e chiedendo cosa si aspettassero di vedere più di tutti, molti hanno risposto l’orsa, o meglio lo scheletro, che grazie al progetto “Topo Lino” ha assunto un ruolo di “mascotte” tant’è vero che gli studenti la chiamano amichevolmente Bruna.

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A esperienza finita si sono detti sempre tutti molto divertiti e incuriositi ma ciò lo si poteva capire da come si accalcavano, seppur in modo ordinato, presso le vetrine per osservare con eccitazione e stupore i reperti citati dalla guida durante la spiegazione. Tra l’altro uno di noi stagisti ha partecipato in prima persona al progetto “Topo Lino” , quando frequentava le elementari ovviamente, e il fatto che abbia scelto il ramo dei “Beni Culturali” come campo per l’esperienza dello stage è indice di un amore per la cultura, sviluppato sin da bambino grazie anche a progetti come questo che mirano a mettere in contatto i giovanissimi con la storia, in questi giorni, passata spesso ingiustamente in secondo piano.

Marco Cannone, Agnese Cerioni

Archeochimica 2015 – Analisi su reperti bronzei rinvenuti a Novilara

15 Giu

Ospitiamo oggi la seconda e ultima parte del guestpost dei ragazzi della classe 4ACH dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Volterra – Elia” di Torrette di Ancona (qui la prima parte) in cui ci descrivono le attività di analisi svolte sui bronzi e quelle di archeologia sperimentale. Buona lettura!

Durante l’attività di analisi dei bronzi rinvenuti negli scavi abbiamo seguito il seguente procedimento:

  • Vengono preparate soluzioni utilizzando i campioni consegnati dai responsabili del laboratorio di restauro della Soprintendenza Archeologica delle Marche;

  • Ogni campione viene pesato su una bilancia analitica, che permette di determinarne con estrema precisione il peso, misurando fino a un minimo di un decimo di milligrammo (0,0001 g);

  • I bronzi sono trattati per attacco acido con acqua regia (soluzione di acido nitrico e acido cloridrico) diluita e poi vengono messi a riposo per 24 ore sotto cappa a temperatura ambiente. Le soluzioni che sono state trattate vengono messe in un contenitore definito “matraccio” o “pallone” da 100 mL e poi portate a volume con acqua distillata, successivamente vengono lette allo spettrofotometro di assorbimento atomico, distinguendo la matrice (il superfluo) dall’analita (ciò che stiamo cercando: ad esempio la percentuale di piombo Pb, rame Cu, stagno Sn, Arsenico As).

ArcheoChimica

Spettrofotometro ad assorbimento atomico: uno degli strumenti più utilizzati dagli studenti per le analisi dei bronzi oltre all’ICP, strumento avanzatissimo presente solo all’Istituto d’Istruzione superiore “Volterra – Elia”.

Sono utili le nostre analisi?

Il 4 Giugno 2015 la classe 4ACH si è recata in visita al laboratorio di Restauro della Soprintendenza Archeologica delle Marche. In quest’occasione abbiamo potuto verificare come è strutturato e soprattutto renderci conto dell’importanza che ha il nostro intervento di analisi qualitative e quantitative per la determinazione della composizione dei reperti, in base alla quale gli archeologi potranno ipotizzare la provenienza dei componenti e il luogo di produzione dei medesimi. Ad esempio si potrebbe comprendere da quale gruppo culturale possa provenire il defunto individuato nelle tomba a incinerazione e altri dettagli estremamente importanti.

Archeologia sperimentale

Il 6 Giugno 2015 nel laboratorio di “Chimica qualitativa e quantitativa” dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Volterra – Elia” di Torrette di Ancona si è tenuto come ogni anno il progetto “Archeologia sperimentale”, il cui scopo è quello di riprodurre oggetti con le stesse tecniche di fusione del metallo adottate nell’antichità. Ad esempio si è cercato di realizzare un pugnale identico ad un altro ritrovato in una tomba di Novilara, utilizzando la tecnica bivalve con ossi di seppia o argilla refrattaria, in cui era inserita una lega di rame e stagno fuso in una muffola (al posto del mantice). Se risulta facile fondere la lega, non sempre si può riuscire a realizzare l’oggetto, a causa della possibile formazione di bolle o per imperfezioni dello stampo utilizzato. Nonostante ciò il progetto ha un grosso impatto istruttivo sugli alunni sia dal punto di vista storico che chimico-tecnologico.

Momento dell'attività "Archeologia sperimentale" in cui dal crogiolo viene versato il bronzo fuso nello stampo apposito.

Momento dell’attività “Archeologia sperimentale” in cui dal crogiolo viene versato il bronzo fuso nello stampo apposito.

Rielaborato da Luca Sensoli, classe 3ACH, su testi e foto dell’attività realizzata nel corso dell’anno scolastico 2014-2015 dalla classe 4ACH dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Volterra – Elia” di Torrette di Ancona

Ringraziamenti:

Gli alunni e i docenti dell’Istituto ringraziano i funzionari e il personale della Soprintendenza Archeologica delle Marche che nel corso dell’anno scolastico 2014-2015 hanno permesso la realizzazione delle attività relative al progetto “ArcheoChimica”, in particolare il Soprintendente dr. Mario Pagano, la dr. Maria Raffaella Ciuccarelli, la dr. Chiara Delpino, la dr. Francesca Farina, la dr Nicoletta Frapiccini, il dr. Fabio Milazzo, dr Fabio Fazzini, Emanuele Mandolini e Fabrizio Ferrini.

ArcheoChimica 2015 – Novilara ieri e oggi

12 Giu

Oggi ospitiamo la prima parte del guestpost dei ragazzi della classe 4ACH dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Volterra – Elia” di Torrette di Ancona, che ci raccontano un altro momento del progetto ArcheoChimica,  quello della conferenza “Novilara ieri e oggi”. In questa prima parte troverete un approfondimento sulle ultime indagini archeologiche svolte nella zona di Novilara. Per la seconda appuntamento alla settimana prossima, buona lettura!

 

Il 28 Maggio 2015 si è tenuta presso Istituto d’Istruzione Superiore “Volterra – Elia” di Torrette di Ancona la conferenza “Novilara ieri e oggi”, durante la quale si sono ricordati sia gli scavi effettuati nell’800 sia gli interventi d’emergenza realizzati per l’ampliamento dell’A 14 negli anni 2012 e 2013, entrambi nella necropoli dell’età del ferro individuata presso l’abitato medioevale di Novilara e pertinente a un villaggio situato a 7 km a sud di Pesaro, sul colle di Santa Croce tra la testata della valletta del fosso dei Condotti e del Fosso Seiore.

A presentare la coordinatrice di indirizzo Chimico, prof.ssa Lucia Pellei. In prima fila da sinistra: Stefania Sebastiani, coordinatrice del Progetto ArcheoChimica, alcuni alunni della classe 4ACH e poi il dr. Fabio Milazzo restauratore e la dr. Chiara Delpino, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologica delle Marche. Dietro le classi 4, 3 e 2 dell’indirizzo chimico.

A presentare la coordinatrice di indirizzo Chimico, prof.ssa Lucia Pellei. In prima fila da sinistra: Stefania Sebastiani, coordinatrice del Progetto ArcheoChimica, alcuni alunni della classe 4ACH e poi il dr. Fabio Milazzo restauratore e la dr. Chiara Delpino, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologica delle Marche. Dietro le classi 4, 3 e 2 dell’indirizzo chimico.

La necropoli di Novilara risulta pertinente a una comunità tribale, costituita da poche centinaia di persone per ogni generazione, articolate in raggruppamenti gentilizi che nel VI sec. a.C. hanno subito una sorta di osmosi con le culture sviluppatesi in Romagna, come attestato dalla diffusione di bronzi votivi, della scrittura e di tecniche innovative. Nell’800 sono state individuate fuori contesto 4 stele funerarie, rappresentati scene di caccia, di combattimento, battaglie navali o iscrizioni riferibili alla scrittura Nord Picena, forse di derivazione etrusca, conservate alcune nel Museo Nazionale Preistorico Etnografico L. Pigorini di Roma e altre nel Museo Olivierano di Pesaro.

Archeochimica

Abbiamo potuto vedere le piante redatte alla fine dell’800, relative alle necropoli scoperte nel Fondo Molaroni e nel Fondo Servici. Si tratta di circa 300 tombe a inumazione a fossa rettangolare, prive di tumulo, alcune con cippo o stele databili tra l’inizio dell’VIII e i primi decenni del VI sec. a.C. Gli scheletri presentavano un orientamento variabile, erano in posizione fetale, posti su di un fianco, assieme al corredo: armi e fibule per gli uomini, vasi, fuseruole ed ornamenti per le donne. Si credeva che il fondo fosse ricoperto da uno strato di calce, invece si trattava di tracce di materiali organici, degradatisi nel corso dei secoli, come ci ha raccontato la dr. Chiara Delpino, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologica delle Marche, responsabile degli scavi archeologici condotti negli anni 2012 e 2013 in occasione dell’ampliamento della sede autostradale (A 14). L’intervento si definisce d’emergenza perché svolto in breve tempo e in ogni situazione atmosferica, soltanto nella “area Molaroni” già parzialmente indagata da E. Brizio nel 1892, nella parte della necropoli che doveva essere smantellata per effettuare i lavori autostradali.

La dr. Chiara Delpino presenta agli alunni dell'indirizzo chimico dell'Istituto d'Istruzione Superiore

La dr. Chiara Delpino presenta agli alunni dell’indirizzo chimico dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Volterra – Elia” di Ancona i risultati delle proprie indagini di scavo.

Si sono potute individuare le stesse fosse scavate nell’800, utilizzando i disegni pubblicati nel Monumenti Antichi dei Lincei, ma anche guardando il terreno, si notavano macchie di differente colore, corrispondenti alle tombe. Si è potuto riconoscere anche il paleosuolo corrispondente all’antico alveo dei fossi succitati. Si sono trovati anche oggetti di corredo e lo scheletro di un cane che sono stati asportati insieme alla terra di riempimento e trasferiti nel laboratorio di restauro della Soprintendenza, dove sono stati analizzati ai raggi X per ricostruirne la disposizione. È importante poter analizzare e studiare gli oggetti di corredo perché hanno permesso di ipotizzare, il livello sociale e l’entità del villaggio di pertinenza, mai individuato, ma ipotizzato nella stessa collocazione dell’abitato moderno di Novilara, su un’altura a controllo della vallata e dell’approdo. Sono intervenuti anche gli antropologi che, analizzando i materiali provenienti dalle 157 inumazioni rinvenute durante gli scavi del 2012-2013, hanno potuto stabilire il rapporto tra sepolture femminili e sepolture maschili, inoltre si è stabilita la presenza di un consistente numero di deposizioni infantili, evidenziando anche le eventuale patologie genetiche e le cause del decesso.

Rielaborato da Luca Sensoli, classe 3ACH, su testi e foto dell’attività realizzata nel corso dell’anno scolastico 2014-2015 dalla classe 4ACH dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Volterra – Elia” di Torrette di Ancona

Un pomeriggio memorabile

16 Mar

Quella che con grande piacere pubblichiamo oggi è una lettera ricevuta dalla Comunità socio educativa riabilitativa “Il Cigno”: il racconto si riferisce ad una delle esperienze “Archeotouch” a cui gli utenti dell’associazione hanno partecipato durante lo scorso anno grazie all’accordo tra la Soprintedenza per i Beni archeologici delle Marche e il Comune di Ancona, Settore Politiche sociali ed educative. Buona lettura!

Anche quest’anno i nostri ospiti hanno avuto il piacere di essere invitati a visitare il museo archeologico e di partecipare attivamente ai laboratori proposti.

In questa seconda edizione la partecipazione della nostra comunità è stata tutta al femminile. Le nostre tre ospiti hanno manifestato un interesse attivo attraverso l’osservazione, l’ascolto, commenti e curiosità espressi con la formulazione di diverse domande.

Per comprendere meglio anche alcune fasi del difficile lavoro di reperimento e di assemblamento dei reperti custoditi nel museo, al termine delle visite, le ragazze si sono divertite con il laboratorio cimentandosi a sperimentare alcune attività manuali.

Logo Archeotouch

Di seguito riportiamo l’esperienza che una delle ragazze ha avuto il piacere di relazionare.

“… le due signora Paola e Carmen ci hanno accolto e mostrato quello che è il Museo Archeologico, cioè un palazzo del ‘500 o ‘600 più o meno, molto signorile. Si chiama infatti Palazzo Ferretti. I Ferretti, che erano dei nobili dell’epoca, una famiglia ricca in questa zona. Quel palazzo ci ha affascinato; “a noi l’antichità, la storia antica ci affascina”.

“… poi ci hanno fatto vedere degli utensili raccolti nei cimiteri dove erano sotterrati, gli utensili erano di 2500 anni fa, quando moriva un nobile i propri utensili venivano sepolti con lui. Abbiamo visto anfore, crateri (quelle più grandi), porta gioie (che non ci ricordiamo come si chiamavano perché avevano nomi greci), tazze e piatti dell’epoca. Per le donne c’erano collane e servivano per far loro compagnia nell’aldilà. Facevano funerali molto lunghi e delle cerimonie che duravano lunghe ore. Ma ritorniamo a quegli utensili; c’erano disegni di guerrieri, di gufi e di civette. Poi ci hanno mostrato tazze, brocche e piatti di oggi per farci capire come erano quegli oggetti e che ne facciamo lo stesso uso di oggi… ma non è finito qui, ci hanno proposto di lavorare, cioè di attaccare dei cocci di tazze (di adesso) con nastro adesivo. Noi abbiamo subito accettato e ci hanno portato in un’altra stanza dove c’erano questi oggetti. Io e Lucia credevamo che non ci saremmo riuscite facilmente, Simonetta invece si è buttata all’avventura. Bisognava comporre come in un puzzle i pezzi che combaciavano, noi cercavamo di riuscirci da sole ma sembrava un po’ difficile. Con l’aiuto però di Paola, di Carmen e dell’educatrice ci siamo riuscite. Simonetta doveva disegnare la forma di un cratere su un foglio, cioè disegnare intorno ad una forma su carta e farla uguale; con l’aiuto di Tania c’è riuscita benissimo e ha anche colorato. Ci siamo divertite in quest’opera di restauro. Questo museo per quanto ci ha colpito (e tutto ciò che abbiamo visto) è entrato profondamente dentro la nostra memoria e dobbiamo dire che è stato un pomeriggio memorabile. Ci ritorneremo senz’altro dato il bellissimo pomeriggio.”

Il Cigno

il cigno archeotouch

 

Tra dei ed eroi: una mattina al Museo

5 Giu

Le corone d’oro che avevano ricoperto il corpo della principessa nel buio durante molti secoli ci colpirono gli occhi che si stavano abituando all’ombra delle alte stanze di Palazzo Ferretti.

La visita al Museo Archeologico delle Marche di Ancona si stava rivelando più interessante di quanto avevamo immaginato le mattine del 20 e 29 maggio, quando noi, i ragazzi delle classi prima C e D della scuola secondaria di primo grado di Marina di Montemarciano, siamo partiti lasciando le nostre aule per intraprendere un percorso sul mito.

Visita al museoLa dottoressa Francesca Farina che ci ha accolto nell’atrio del palazzo ci ha guidato all’interno del palazzo del 1500 coinvolgendoci nella storia della famiglia Ferretti i cui esponenti di spicco, il conte e la contessa appunto, abbiamo visto rappresentati negli affreschi che decorano il palazzo fin dal XVI secolo come dei. E di ogni dio avevano i simboli. Ecco allora Zeus, il Giove dei romani, che ci guardava dall’alto stringendo il suo fulmine e accompagnato dall’aquila; oppure Afrodite con il suo specchio e la colomba, Giunone con il suo capo velato e, poco lontano Ares o Marte che con le sue armi mostrava la sua potenza,cioè quella della famiglia Ferretti. Per non parlare del dio Crono, il Saturno dei romani, che segnalava la lunga età dell’oro vissuta dalla città di Ancona ai tempi della famiglia nobile. Tutti gli dei erano formosi perché ciò era simbolo di ricchezza e aristocrazia. In una specie di caccia al tesoro abbiamo poi ritrovato gli stessi dei sui vasi greci che erano esposti nello stesso salone.

Visita al museo 2

Per verificare poi le nostre conoscenze,  la nostra guida ci ha proposto una scheda sugli dei romani e greci.

Ci siamo poi rilassati facendo merenda sulla grande terrazza che dava sul porto colmo di traghetti. Il panorama era stupendo e noi lo abbiamo “ravvivato” con giochi e grida… La dottoressa Farina ci ha poi raccontato due miti molto interessanti: quello del Minotauro, Arianna e Dionisio e l’altro su Dafne e Apollo. Su questi racconti, che abbiamo ascoltato questa volta in silenzio, abbiamo disputato una gara tiratissima tra due squadre, maschi contro femmine, in cui bisognava riordinare in ordine cronologico le fonti scritte e le fonti iconografiche. Per la cronaca: nella prima C hanno vinto i maschi e nella prima D le ragazze. Finita questa attività abbiamo salutato la nostra brava guida e siamo tornati a scuola.

Che dire? È stata un’esperienza istruttiva,  interessante e non solo, anche divertente.

Scuola “Falcinelli” Marina di Montemarciano, Classi 1C e 1D

 

Giuseppe Borrelli: un giorno come un altro

1 Apr

Durante il laboratorio “Il ‘900 a Palazzo Ferretti” una delle attività che vengono proposte ai ragazzi di terza media è quella di raccontare una storia immaginandosi di vestire i panni di un personaggio che poteva abitualmente frequentare il palazzo. Questa storia è stata scritta da uno dei nostri attuali stagisti, che si è impersonificato nell’amministratore del palazzo Giuseppe Borrelli. 

Il Salone delle Feste di Palazzo Ferretti in una foto del 1931 (Archivio Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche)

Il Salone delle Feste di Palazzo Ferretti in una foto del 1931 (Archivio Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche)

… quando vi entrai …

Sembrava un giorno come un altro, dovevo iniziare il mio solito giro di controllo del palazzo, dovevo radunare la servitù e impartire gli ordini per quella giornata e inoltre ero già a conoscenza che il conte Ferretti voleva incontrarmi per discutere riguardo la gestione del palazzo. Mi sentivo particolarmente teso quel giorno, ero in ansia e non vedevo l’ora di recarmi nel suo studio, morivo di curiosità. Avevo liquidato rapidamente la servitù e iniziai il mio giro di controllo dalla terrazza

… e affacciandomi …

Quasi per caso, vidi una giovane ragazza, sembrava una balia, era leggermente spaesata, non sapevo cosa volesse ma io dovevo lavorare e non potevo perdermi in pensieri futili, d’altro canto il signor Ferretti si vantava spesso con i suoi ospiti dell’efficienza dell’amministratore del suo maestoso palazzo, non potevo deluderlo, e poi ci avrebbe sicuramente pensato qualcun altro. La terrazza era in condizioni perfette, quindi rientrai. Chiudendo la porta, pensai al mio giro e siccome ero leggermente in ritardo per via dei miei pensieri, mi allontanai velocemente verso la prossima tappa, ma

… poi incontrai …

Il conte Ferretti che mi chiamò, con la sua voce decisa e autoritaria, tipica di un uomo importante qual’era, ma che al contempo suonava armoniosa e calma, quasi a sottolineare la sua sensibilità da musicista, come si sa, i musicisti sono sempre gli animi più sensibili, insieme con i pittori e i poeti, “vieni Giuseppe, rechiamoci nel mio studio”. Ero contento, finalmente era arrivata l’ora di parlare con il conte. Appena arrivati nello studio ci sedemmo

… e parlammo …

Di alcuni ospiti importanti che dovevano arrivare da Londra, mi spiegò che erano persone importanti che venivano in visita nel palazzo per conoscere meglio la cultura e l’arte italiana. Mi disse che erano il console inglese e la sua giovane nipote e che voleva riservare per loro tutto il primo piano. Appena uscito dallo studio, radunai nuovamente la servitù e iniziai a scegliere le domestiche da assegnare ai due ospiti. Quel giorno lavorai come non mai per sistemare il piano riservato ai due inglesi. Ma alla fine sono contento di essere il tassello fondamentale per far funzionare quella macchina immobile che è il palazzo.

Valerio Amori, I.I.S. “Volterra Elia”

Dietro le opere: il laboratorio di restauro

13 Nov

Restaurare (dal latino re di nuovo e staurare con il significato di rendere solido) è un’attività legata alla manutenzione, al recupero, al ripristino e alla conservazione delle opere d’arte, dei beni culturali, dei monumenti e in generale dei manufatti storici, quali ad esempio un’architettura, un manoscritto, un dipinto.

Per la sua complessità e importanza è difficile dare una definizione esatta e univoca del termine, che nel tempo ha acquisito vari significati, spesso in aperta contraddizione tra loro, in relazione alla cultura del periodo e al rapporto di questa con la storia.

Non ci si rende conto dell’importanza di questa attività, che in Italia malauguratamente è fin troppo screditata, finché non si entra nel Laboratorio di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, coordinato da Fabio Milazzo che, con la sua gentilezza e competenza, mi ha permesso di varcare la soglia di un mondo faticoso e che non tutti conoscono.

L’atmosfera è quella ‘solenne’ e sterile di uno studio medico con tutti i macchinari pronti per entrare in funzione, soltanto che al posto dei malati ci sono numerosi manufatti e reperti provenienti dagli scavi della nostra regione, che attendono una ‘nuova vita’. Come i fregi in terracotta provenienti da Monterinaldo, relativi a un tempio ellenistico, del cui restauro si sta occupando proprio il dott. Milazzo e che per Natale potranno essere ammirati in tutto il loro splendore al primo piano del Museo Archeologico.

Il Laboratorio, dunque, provvede alle operazioni conservative sui reperti di scavo (spesso iniziando l’intervento sul sito del rinvenimento) e su altri di collezioni acquisite dal Museo, già oggetto di restauri non più funzionali. Inoltre, in collaborazione con altri Enti e Istituti di Ricerca, il laboratorio di restauro conduce indagini sui materiali e le tecniche di realizzazione di manufatti antichi, con particolare riferimento allo studio dei manufatti metallici in bronzo e ferro. A riguardo c’è la preziosa possibilità di utilizzare attrezzature scientifiche d’avanguardia, come il microscopio metallografico e la Camera a Raggi X.

Il laboratorio radiografico permette, nel caso specifico dei metalli che spesso giungono molto danneggiati, di individuare il loro stato di conservazione, il loro utilizzo (e, dunque, di quale oggetto si tratta) ed eventuali peculiarità. Ad esempio, grazie ai RX, si è scoperto che i pugnali di Matelica, recentemente restaurati, presentavano una particolare decorazione ad agemina, cioè di metallo incastonato su metallo (in questo caso rame su ferro), di estrema importanza e valore estetico, che altrimenti rischiava di essere cancellata per sempre. Altre scoperte importanti riguardano il posizionamento dei defunti all’interno delle tombe rinvenute presso la zona di Pesaro, in occasione dei lavori di ampliamento per la terza corsia dell’autostrada. I raggi X , in questo caso, hanno evidenziato dei segni lasciati sulle ossa, che fanno ipotizzare che i defunti, appena morti, sarebbero stati legati in modo da assumere la posizione fetale (con le ginocchia contro il petto), così da essere accolti nell’Aldilà nella stessa posizione con cui sono venuti al mondo, forse per esorcizzare il passaggio ad una nuova vita.

Una volta fatta la ‘diagnosi’ i restauratori iniziano a operare e provvedono in un primo momento alla pulitura, che può avvenire semplicemente con pennello, spazzolino o con punte diamantate a motore per le incrostazioni più dure o, ancora, con la microsabbiatrice con polvere di vetro. Successivamente si passa alla fase di ricerca, incollaggio e montaggio, dove preziosa e indispensabile è la collaborazione di un archeologo, che grazie alle sue competenze riesce a dare un senso a tutti i pezzi, che presi singolarmente potrebbero risultare poco significativi.

Dopo molte ore di lavoro minuzioso e certosino i manufatti restaurati sono pronti per la loro ‘nuova vita’ all’interno di musei, mostre ed esposizioni. Sono pronti a raccontarci non solo la loro storia personale in quanto reperti storici (che altrimenti sarebbe lasciata all’oblio), ma anche quella di tanti studiosi – restauratori, che ogni giorno, curvi sulle proprie sedie, conducono in sordina un lavoro di estrema responsabilità.

 Valentina Visconti, Università di Urbino

 

 

Anfiteatro, Terme e Arco romani

10 Giu

Uscendo dal museo archeologico e facendo pochissimi passi lungo i vicoli della città di Ancona potrete ammirare grandiosi resti archeologici di edifici pubblici. Dapprima vi aspettano le grandi terme romane, composte dal frigidarium e tepidarium, successivamente potrete visitare ciò che rimane dell’enorme anfiteatro. Composto da due ordini di gradinate, si affaccia sul mare. Scendendo verso il porto, potrete ammirare l’imponente arco dedicato a Traiano e raffigurato molto probabilmente anche sulla colonna Traiana, che si trova a Roma nel foro dell’imperatore.

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Pertanto, anche all’esterno del museo potrete emozionarvi davanti ai resti di questa antica città, che quest’anno ricorda i 2400 anni della sua fondazione che, secondo la tradizione letteraria, si dovette ai siracusani.

Gianmarco Coletta, Leonardo Fucili, Sara Martino, Saverio Zuccari

Istituto Istruzione Superiore “Corridoni-Campana” Osimo

La preistoria e i Piceni

3 Giu

Nel cuore di Ancona in un suggestivo palazzo settecentesco sono racchiusi millenni di storia marchigiana. Accompagnati da guide preparate e amichevoli, vi immergerete in una collezione di reperti archeologici di inestimabile valore.

All’inizio del percorso guidato potrete imbattervi nel curioso scheletro di orsa, risalente a circa diecimila anni fa; proseguendo conoscerete l’affascinante, ma rischioso mondo dell’ uomo preistorico, capace di sopravvivere sfruttando ciò che la natura gli metteva a disposizione.

Passando per le diverse sale si percepisce l’evoluzione delle tecniche di lavorazione della selce, dell’osso e della pietra. Millenni dopo l’uomo arrivò a lavorare il bronzo, e successivamente il ferro, materiali con i quali forgiavano lance e spade.

Dal IX secolo a.C. si sviluppa nelle Marche la civiltà picena, di cui troviamo diverse testimonianze provenienti da necropoli e abitati, dislocati in tutto il territorio regionale.

In questa civiltà il ruolo della donna era fondamentale quando l’uomo andava in guerra, poiché era lei che gestiva la casa e gli affari. Pertanto nell’ala del museo dedicata a questo popolo troverete stupendi e sfavillanti monili con i quali amavano adornarsi, mentre nelle sepolture maschili sono stati rinvenuti elmi, spade e rasoi. I piceni, tuttavia, erano anche commercianti, perciò potrete trovare oggetti in stile orientaleggiante, a testimonianza dei primi scambi con le popolazioni dell’est.

Un immenso percorso attraverso millenni di storia, un immenso viaggio tra diverse civiltà e un immenso susseguirsi di emozioni vi aspettano al Museo Archeologico delle Marche.

Gian Marco Coletta, Leonardo Fucili, Sara Martino, Saverio Zuccari
Istituto Istruzione Superiore “Corridoni-Campana” Osimo

 

Al Museo archeologico…c’era una volta Palazzo Ferretti!

19 Apr

Il 16 aprile ’13, mattina si è tenuta presso il Museo Archeologico delle Marche la visita guidata “C’era una volta… Palazzo Ferretti” con gli alunni della seconda classe della “Scuola Secondaria di I grado G. Pascoli di Ancona.

Palazzo Ferretti

Palazzo Ferretti

La visita all’interno del palazzo ha come obiettivo quello di calare gli studenti nella realtà di una corte dell’epoca rinascimentale. Si sono svolte quindi attività convergenti aspetti principali della vita quotidiana nel palazzo; i modi di vestire, i giochi più diffusi, la cucina tipica del ‘500; infine un piacevole momento conclusivo musicale. 

Che cosa va di moda?

I ragazzi osservando la riproduzione di un abito del ‘500 indossato da un manichino al lato della sala, rimangono incuriositi dalla maniera in cui i nobili uomini e le gentildonne dell’alta società cinquecentesca vestivano.

Emergono elementi caratterizzanti: una tunica lunga bianca di semplice fattura fa da base al vestito realizzato con stoffe di alto pregio quali damaschi importati da Damasco e velluti di alta fattura provenienti dal nord dell’Europa, impreziositi con passamanerie e gioielli; le maniche sono trinciate e a sbuffo, un elemento caratteristico dell’epoca; gli abiti delle donne hanno vita alta, corredati da ampi e lunghi mantelli. Gli uomini non indossano più la calzamaglia, gli abiti sono più corti, il cappello fa da coreografia a tutto il vestiario.

Gli alunni sono coinvolti nell’approfondire l’argomento con un simpatico test.

Cosa va di moda?

Ad esempio, Francesca ha collegato la fig.5 alla figura B, le maniche a sbuffo e il taglio del vestito a vita alta sono caratteristici dell’epoca.

Marco, ha collegato la fig. 2 con la figura nel riquadro C, elementi caratteristici sono: il cappello e l’abito corto per gli uomini.

I giochi a palazzo nel ‘500

Nella seconda metà del ‘500 il gioco era molto diffuso nelle corti, si giocava con il denaro, come nel gioco d’azzardo. Troviamo il gioco dell’oca, inventato proprio alla fine del XVI sec.; il gioco delle carte o meglio dei tarocchi.  

Il gioco dei Tarocchi con figure allegoriche: Tra il sole, la luna, le stelle, chi vince?”… “il sole!”… ” tra il Papa e l’Imperatore chi vince?”… “il Papa!”…”tra gli amanti e la ruota della fortuna?”……”gli amanti!”…”no la Fortuna!”…

Il gioco più diffuso nelle corti del ‘500 è il gioco delle tavole, esso prevedeva l’uso dei dadi, utilizzati con abilità come somma o singolarmente per spostarsi sulle punte del tabellone e sconfiggere l’avversario. 

Il gioco dell'oca, i tarocchi, il gioco delle tavole

Il gioco dell’oca, i tarocchi, il gioco delle tavole

Il cibo nel ‘500

I cibi e i sapori dei ricchi banchetti rinascimentali provenivano dall’Oriente e dall’America. Sopra un tavolo ci sono delle ciotole contenenti alcune delle spezie ricorrenti. Il peperoncino, il caffé, e il cacao erano prodotti importati dal nuovo mondo, l’America; zenzero, coriandolo, zafferano, importati dall’Oriente, molto ricercati e costosi. I banchetti ufficiali potevano durare svariati giorni allietati da spettacoli teatrali e musicali; le cerimonie nuziali anche mesi. I menù ricchissimi di portate, nei primi piatti si notano già paste elaborate come ravioli e tortelli,a seguire carni di ogni tipo, selvaggina, pesce, e tanto altro.

Tavolo delle spezie

Tavolo delle spezie

A conclusione della visita è proposto un momento di ascolto di un madrigale, una composizione musicale o lirica, originata in Italia e diffusa in particolare tra Rinascimento e Barocco.

Ringraziamo “l’Istituto scolastico G. Pascoli” per l’interesse dimostrato, fiduciosi di un riscontro in positivo da parte degli studenti.

                                                                                                                        Daniela Tamagnini