L’oinochoe di Pitino di San Severino al Metropolitan Museum

18 Set

Il 22 settembre, nella prestigiosa sede del Metropolitan Museum di New York , avrà inizio la mostra archeologica “From Assyria to Iberia. Crossing country at the dawn of classical age” (Dall’Assiria all’Iberia. Attraversando i continenti agli albori dell’età classica) ed uno dei pezzi più preziosi del Museo Archeologico Nazionale delle Marche sarà grande ospite di questo evento.

uovo di struzzo partSi tratta di una straordinaria oinochoe (brocca usata per versare il vino) con corpo costituito da un uovo di struzzo finemente lavorato. Questo oggetto risale ad un periodo compreso tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C. e quindi durante il periodo che nell’arte antica viene definito orientalizzante. Non a caso sulla superficie dell’uovo sono incise scene con animali esotici inframmezzate da palmette intrecciate ad archetti e fiori di loto alla base, tipici di questo periodo e retaggio del mondo orientale. Alla sommità abbiamo la bocca trilobata in forma di busto e testa femminile con le mani che stringono le trecce. Rende suggestivo questo viso il fatto che in uno dei due occhi rimanga ancora la doratura. La bocca e l’ansa in avorio infatti, come comprendiamo ancora da alcune parti, erano almeno in parte dorati. Questo ed altri oggetti emersi dalle tombe di Pitino di San Severino testimoniano quale grado di opulenza avessero raggiunto le alte fasce della civiltà picena. Forse questo oggetto venne fabbricato in Etruria tenendo conto dei modelli orientali ed in questo caso fenicio-ciprioti. L’oinochoe si inserisce nel contesto della mostra come esempio del rapporto commerciale e culturale tra il Medio Oriente e il resto del Mediterraneo. La rete di scambi infatti era vastissima e spaziava dagli imperi Assiro ed Egiziano fino alla penisola Iberica.

Uovo di struzzo

Quello che molti non sanno è come e con quali modalità e metodologie oggetti inestimabili e delicatissimi come questo possano percorrere oggi migliaia di chilometri attraversando oceani e valicando montagne in tutta sicurezza. Le cautele che vengono prese sono ovviamente molteplici. Per quanto riguarda l’uovo di Pitino di San Severino, dopo la richiesta del Metropolitan Museum ed i lasciapassare di Soprintendenza e Ministero, la settimana scorsa è stato adagiato in un nido di gomma piuma e chiuso dentro la duplice protezione di due cassette di sicurezza imbottite. A bordo di un camion senza segni di riconoscimento, per sventare ovviamente tentativi di furto, ha lasciato la sua sede anconetana alla volta dello speciale caveau dell’aeroporto di Fiumicino dove vengono stipate per operazioni di questo tipo, in attesa di essere inviate nei più disparati luoghi del pianeta. Il viaggio fino a New York è stato seguito interamente dal restauratore specializzato del museo archeologico, dott. Fabio Milazzo, insieme ad una equipe di speciali addetti ai trasporti. Pezzi come questo ovviamente devono essere assicurati e per essere assicurati devono subire una valutazione in termini economici, pur non esistendo parametri per valutare quelli che vengono considerati da tutti cimeli inestimabili.

L’oinochoe di Pitino tornerà ad Ancona a gennaio del 2015 e nel frattempo potrà essere mostrato in una sede di risonanza mondiale, motivo d’orgoglio per il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, in quanto testimone di quel fervente periodo di scambi che intrecciò le diverse culture del Mediterraneo a partire da VIII e VII secolo a.C. con l’oriente.

Matias Graziola, Università degli Studi di Urbino

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