Giuseppe Borrelli: un giorno come un altro

1 Apr

Durante il laboratorio “Il ‘900 a Palazzo Ferretti” una delle attività che vengono proposte ai ragazzi di terza media è quella di raccontare una storia immaginandosi di vestire i panni di un personaggio che poteva abitualmente frequentare il palazzo. Questa storia è stata scritta da uno dei nostri attuali stagisti, che si è impersonificato nell’amministratore del palazzo Giuseppe Borrelli. 

Il Salone delle Feste di Palazzo Ferretti in una foto del 1931 (Archivio Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche)

Il Salone delle Feste di Palazzo Ferretti in una foto del 1931 (Archivio Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche)

… quando vi entrai …

Sembrava un giorno come un altro, dovevo iniziare il mio solito giro di controllo del palazzo, dovevo radunare la servitù e impartire gli ordini per quella giornata e inoltre ero già a conoscenza che il conte Ferretti voleva incontrarmi per discutere riguardo la gestione del palazzo. Mi sentivo particolarmente teso quel giorno, ero in ansia e non vedevo l’ora di recarmi nel suo studio, morivo di curiosità. Avevo liquidato rapidamente la servitù e iniziai il mio giro di controllo dalla terrazza

… e affacciandomi …

Quasi per caso, vidi una giovane ragazza, sembrava una balia, era leggermente spaesata, non sapevo cosa volesse ma io dovevo lavorare e non potevo perdermi in pensieri futili, d’altro canto il signor Ferretti si vantava spesso con i suoi ospiti dell’efficienza dell’amministratore del suo maestoso palazzo, non potevo deluderlo, e poi ci avrebbe sicuramente pensato qualcun altro. La terrazza era in condizioni perfette, quindi rientrai. Chiudendo la porta, pensai al mio giro e siccome ero leggermente in ritardo per via dei miei pensieri, mi allontanai velocemente verso la prossima tappa, ma

… poi incontrai …

Il conte Ferretti che mi chiamò, con la sua voce decisa e autoritaria, tipica di un uomo importante qual’era, ma che al contempo suonava armoniosa e calma, quasi a sottolineare la sua sensibilità da musicista, come si sa, i musicisti sono sempre gli animi più sensibili, insieme con i pittori e i poeti, “vieni Giuseppe, rechiamoci nel mio studio”. Ero contento, finalmente era arrivata l’ora di parlare con il conte. Appena arrivati nello studio ci sedemmo

… e parlammo …

Di alcuni ospiti importanti che dovevano arrivare da Londra, mi spiegò che erano persone importanti che venivano in visita nel palazzo per conoscere meglio la cultura e l’arte italiana. Mi disse che erano il console inglese e la sua giovane nipote e che voleva riservare per loro tutto il primo piano. Appena uscito dallo studio, radunai nuovamente la servitù e iniziai a scegliere le domestiche da assegnare ai due ospiti. Quel giorno lavorai come non mai per sistemare il piano riservato ai due inglesi. Ma alla fine sono contento di essere il tassello fondamentale per far funzionare quella macchina immobile che è il palazzo.

Valerio Amori, I.I.S. “Volterra Elia”

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