Dietro le opere: il laboratorio di restauro

13 Nov

Restaurare (dal latino re di nuovo e staurare con il significato di rendere solido) è un’attività legata alla manutenzione, al recupero, al ripristino e alla conservazione delle opere d’arte, dei beni culturali, dei monumenti e in generale dei manufatti storici, quali ad esempio un’architettura, un manoscritto, un dipinto.

Per la sua complessità e importanza è difficile dare una definizione esatta e univoca del termine, che nel tempo ha acquisito vari significati, spesso in aperta contraddizione tra loro, in relazione alla cultura del periodo e al rapporto di questa con la storia.

Non ci si rende conto dell’importanza di questa attività, che in Italia malauguratamente è fin troppo screditata, finché non si entra nel Laboratorio di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, coordinato da Fabio Milazzo che, con la sua gentilezza e competenza, mi ha permesso di varcare la soglia di un mondo faticoso e che non tutti conoscono.

L’atmosfera è quella ‘solenne’ e sterile di uno studio medico con tutti i macchinari pronti per entrare in funzione, soltanto che al posto dei malati ci sono numerosi manufatti e reperti provenienti dagli scavi della nostra regione, che attendono una ‘nuova vita’. Come i fregi in terracotta provenienti da Monterinaldo, relativi a un tempio ellenistico, del cui restauro si sta occupando proprio il dott. Milazzo e che per Natale potranno essere ammirati in tutto il loro splendore al primo piano del Museo Archeologico.

Il Laboratorio, dunque, provvede alle operazioni conservative sui reperti di scavo (spesso iniziando l’intervento sul sito del rinvenimento) e su altri di collezioni acquisite dal Museo, già oggetto di restauri non più funzionali. Inoltre, in collaborazione con altri Enti e Istituti di Ricerca, il laboratorio di restauro conduce indagini sui materiali e le tecniche di realizzazione di manufatti antichi, con particolare riferimento allo studio dei manufatti metallici in bronzo e ferro. A riguardo c’è la preziosa possibilità di utilizzare attrezzature scientifiche d’avanguardia, come il microscopio metallografico e la Camera a Raggi X.

Il laboratorio radiografico permette, nel caso specifico dei metalli che spesso giungono molto danneggiati, di individuare il loro stato di conservazione, il loro utilizzo (e, dunque, di quale oggetto si tratta) ed eventuali peculiarità. Ad esempio, grazie ai RX, si è scoperto che i pugnali di Matelica, recentemente restaurati, presentavano una particolare decorazione ad agemina, cioè di metallo incastonato su metallo (in questo caso rame su ferro), di estrema importanza e valore estetico, che altrimenti rischiava di essere cancellata per sempre. Altre scoperte importanti riguardano il posizionamento dei defunti all’interno delle tombe rinvenute presso la zona di Pesaro, in occasione dei lavori di ampliamento per la terza corsia dell’autostrada. I raggi X , in questo caso, hanno evidenziato dei segni lasciati sulle ossa, che fanno ipotizzare che i defunti, appena morti, sarebbero stati legati in modo da assumere la posizione fetale (con le ginocchia contro il petto), così da essere accolti nell’Aldilà nella stessa posizione con cui sono venuti al mondo, forse per esorcizzare il passaggio ad una nuova vita.

Una volta fatta la ‘diagnosi’ i restauratori iniziano a operare e provvedono in un primo momento alla pulitura, che può avvenire semplicemente con pennello, spazzolino o con punte diamantate a motore per le incrostazioni più dure o, ancora, con la microsabbiatrice con polvere di vetro. Successivamente si passa alla fase di ricerca, incollaggio e montaggio, dove preziosa e indispensabile è la collaborazione di un archeologo, che grazie alle sue competenze riesce a dare un senso a tutti i pezzi, che presi singolarmente potrebbero risultare poco significativi.

Dopo molte ore di lavoro minuzioso e certosino i manufatti restaurati sono pronti per la loro ‘nuova vita’ all’interno di musei, mostre ed esposizioni. Sono pronti a raccontarci non solo la loro storia personale in quanto reperti storici (che altrimenti sarebbe lasciata all’oblio), ma anche quella di tanti studiosi – restauratori, che ogni giorno, curvi sulle proprie sedie, conducono in sordina un lavoro di estrema responsabilità.

 Valentina Visconti, Università di Urbino

 

 

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Una Risposta to “Dietro le opere: il laboratorio di restauro”

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  1. Il primo anno del blog | Il blog del Museo Archeologico delle Marche - 6 marzo 2014

    […] Visconti ci ha descritto le opere di arte contemporanea ospitate nelle diverse sale e il lavoro del laboratorio di restauro, mentre Daniela Tamagnini, dal suo punto di vista di architetto, ci ha raccontato l’incontro […]

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