Il miracolo dell’arte: il contemporaneo tra i Piceni #1

23 Ott

Il maestoso Palazzo Ferretti, edificato nel Cinquecento da artisti della corte papale e successivamente ampliato dal Vanvitelli nel Settecento, ospita dal 1958 il Museo Archeologico Nazionale delle Marche ed espone una ricca raccolta di reperti archeologici provenienti dagli scavi effettuati da oltre un secolo nel territorio regionale. Reperti che raccontano la storia delle diverse civiltà che si sono succedute nelle Marche dal Paleolitico all’età romana. Il percorso espositivo attraversa la sezione preistorica, la sezione protostorica, dedicata alla Civiltà Picena (X – III secolo a.C.) e a quella dei Galli Senoni (IV-II secolo a.C.), considerata da sempre la maggiore attrattiva del museo, e infine la sezione romana, cui appartiene il celebre gruppo dei Bronzi dorati rinvenuti a Cartoceto di Pergola, riproposto in copia anche all’aperto, sul terrazzo più alto del palazzo.

Sembra quasi impossibile conciliare reperti così antichi e lontani nel tempo con la contemporaneità, eppure questa sfida è stata vinta alla grande dal Museo Archeologico di Ancona poiché all’interno delle sale, tra i tantissimi oggetti riposti accuratamente nelle teche illuminate si trovano tre splendide opere di arte contemporanea in perfetta sintonia con il resto della collezione archeologica.

umore permanente

Federica Tortorella
Umore permanente, 2011
Gesso e ferro
Cm 50 x 40x 30
Accademia Albertina di Belle Arti di Torino

L’opera di cui vi parlerò oggi è intitolata “Umore permanente” ed è la vincitrice della scorsa edizione  del premio internazionale di scultura Edgardo Mannucci della giovanissima artista torinese Federica Tortorella. L’opera in gesso e ferro si trova al piano nobile dell’edificio, nel maestoso salone affrescato con allegorie delle Virtù da Pellegrino Tibaldi, allievo di Michelangelo.

La scultura si presenta come un ritratto caricaturale della stessa artista che esausta degli sforzi giornalieri (e mattutini) per acconciarsi e sistemarsi i capelli, che puntualmente si trasformano in frustranti fallimenti, preferisce puntare sull’essere piuttosto che sull’apparire. Federica non vorrebbe avere uno specchio, non vorrebbe dover rincorrere a quell’allucinazione di bellezza ogni volta che deve uscire di casa. Infatti, il desiderio della perfezione estetica la porta a una totale nevrosi. Un’astuta metafora già insita nel titolo sintetizza la schiavitù a cui l’uomo contemporaneo si è piegato: l’’umore’ è quello evocato dal volto paffuto ed imbronciato in un’espressione di sbuffo ed è ‘permanente’ poiché l’ansia di apparire sempre impeccabili fa parte della nostra quotidianità e si manifesta nei bigodini dei capelli (che si riferiscono ad un’altra di permanente!).

Volutamente la scultura è affiancata a molteplici esempi di ceramica attica, provenienti dalle necropoli di Sirolo e Numana, databili al V secolo a.C. È evidente come la lavorazione della ceramica sia raffinata e punti ad una alta qualità estetica. A testimonianza di questo “nuovo gusto per il bello” ci sono numerosi vasi a figure rosse (tecnica di assoluta innovazione introdotta ad Atene nel 530 a.C., che sostituì gradualmente la più antica tecnica della ceramica a figure nere, che consente ai pittori di curare maggiormente i dettagli, di approfondire lo studio dell’anatomia umana e del corpo in movimento, creando anche l’effetto della terza dimensione) con scene di battaglie, banchetti nuziali e momenti di toletta femminile.

Il piacere per il bello, dunque, non è una prerogativa dei nostri giorni. Anche i nostri avi amavano esibire le “cose belle”, in modo anche, da ostentare la propria ricchezza. Il problema che però ci affligge oggi riguarda l’esasperazione di questa ricerca di perfezione assoluta che conduce ad una alienazione della persona. Ecco, perché la scultura della Tortorella non è strutturata in equilibri classici (come i vasi in esposizione) ma è totalmente sbilanciata al fine di esprimere lo squilibrio interiore attraverso lo squilibrio delle masse. Opera estremamente espressiva e coinvolgente dove chiunque può riconoscersi, anche con una certa (e familiare) empatia.

Se poi si alza lo sguardo al cielo, gli affreschi del Tibaldi rimandano ad un altro tipo di bellezza: la ricerca di perfezione dei corpi maschili, virili e possenti che si basano sugli studi anatomici michelangioleschi della Cappella Sistina. All’interno di questo piano del museo, dunque, si compie un miracolo che solo l’arte riesce a fare e cioè di far dialogare in perfetta sintonia linguaggi così lontani tra loro accomunati dal potere senza tempo della bellezza.

Valentina Visconti, Università di Urbino

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  1. Il primo anno del blog | Il blog del Museo Archeologico delle Marche - 6 marzo 2014

    […] con brevi ricerche sugli oggetti della collezione museale, Valentina Visconti ci ha descritto le opere di arte contemporanea ospitate nelle diverse sale e il lavoro del laboratorio di restauro, mentre Daniela Tamagnini, dal […]

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