“Agire Insieme – dall’esperienze passate alle nuove normative e procedure per i beni culturali in emergenza”

2 Mag

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  […]Venerdì 19 aprile 2013, presso la Sala Conferenze del Museo Archeologico Nazionale delle Marche si è svolta la giornata di studi:              

     “Agire Insieme – dall’esperienze passate alle nuove normative e procedure per i beni culturali in emergenza”

                                                                             locandina_19_aprile[1]

  • 6. Andrea Quintino Sardo “Le strutture MiBAC nel sistema dell’Emilia – Romagna; l’UCR e l’emergenza”. Il terremoto in Emilia Romagna ha abbracciato un’area molto vasta del territorio della regione, dalle diapositive possiamo renderci conto della rilevanza del danno subito e dei diversi tipi d’intervento che si sono resi necessari dopo il sisma. L’architetto Andrea Sardo mostra per fasi successive gli interventi che sono seguiti alla calamità legati alla condizione di emergenza; una prima fase caratterizzata dalla raccolta dei dati in generale, sulla base delle segnalazioni ricevute da tutto il territorio colpito. All’interno dell”UCR è stato organizzato un centro di raccolta dati informatizzato che riguardava: censimento dei danni, classificazione delle emergenze, per gli interventi, programmazione degli interventi di messa in sicurezza dei beni mobili e immobili. Un’osservazione importante su cui riflettere è quella relativa la necessità di censire e identificare i beni che appartengono al territorio nazinale, e in merito, anche quelli distribuiti in maniera più diffusa, rispetto i maggiori centri di sviluppo urbano. Nel caso specifico dell’Emilia, grazie agli elenchi dei beni, forniti dalla Soprintendenza, grazie alle cartografie complete e telescopiche dei centri colpiti dal sisma, elaborate dalla Regione Emilia Romagna, è stato possibile organizzare al meglio e in tempi brevi il lavoro delle squadre dei NOPSA. L’iter esecutivo per la messa in sicurezza dei beni ha seguito l’esempio fornito dalle esperienze dei terremoti dell’Aquila, delle Marche e dell’Umbria, adattando i procedimenti alle esigenze contingenti. Un notevole lavoro di sprotezione, anche per i beni mobili, grande disponibilità da parte della Soprintendenza di Modena, inoltre il Palazzo ducale di Sassuolo, edificio demaniale, ha messo a disposizione alcuni locali garantendo sicurezza e accessibilità come “deposito attrezzato”. 
  • 7. Sarda Cammarota “1997 – L’esperienza della Protezione Civile nelle Marche”. Nell’arco degli anni, il Dipartimento della Protezione Civile, attraverso il Centro Funzionale della Protezione Civile marchigiana, ha sviluppato diversi sistemi tecnologici da applicare alla gestione delle emergenze e al pronto intervento in caso di eventi a seguito di calamità. Una collaborazione attiva tra enti, istituzioni, e amministrazioni locali, ha reso possibile dopo il terremoto del 1997, delle Marche, un grande lavoro di recupero e salvaguardia di beni immobili. Sono stati spostati “chilometri” di archivi, messi in sicurezza migliaia di documenti, in apposite strutture; le immagini delle slide, ci fanno vedere come i volontari hanno operato nelle diverse fasi legate all’emergenza post-sisma. Importante obiettivo raggiunto è stato quello di far cooperare attività formative teoriche, con il lavoro effettivo da svolgere in questi casi, all’insegna dell’emergenza. Novemila volontari costituiscono la Protezione Civile regionale, la formazione di questo grande gruppo, nasce dall’intesa tra il Dipartimento, gli Enti e le Soprintendenze, ognuno nei propri ruoli e competenze. I compiti assegnati alla Protezione Civile sono molti, complessi e articolati, per questo sono necessari interventi volti a trovare un accordo sui temi fondamentali da affrontare  e sugli obiettivi da perseguire, anche con l’ausilio di un quadro di legge ben articolato, in conformità a chiari meccanismi operativi da applicare nel caso si presentino nuove urgenze dovute a calamità.
  • 8. Titti Postiglione La salvaguardia dei beni culturali nell’ambito della riforma del Servizio Nazionale della Protezione Civile”. un excursus storico delle leggi che hanno regolato il ruolo e gli ambiti di competenza della protezione Civile fino a oggi, fa notare alcuni passaggi importanti per arrivare a definire il ruolo e le competenze attuali della Pc. “Nell”Art.1 della Legge n. 225, 1995 è scritto che il Servizio Nazionale della Protezione Civile è istituito al fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivati da calamità naturali, da catastrofi, da eventi calamitosi”. Poco prima del terremoto in Emilia Romagna, con il Decreto legge n. 59,2012, recante “Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione Civile”, il Governo, restringe l’ambito delle competenze della Pc, delega ad essa un limitato numero di funzioni, taglia in maniera sostanziosa le risorse assegnate in precedenza. La Dottoressa Postiglione racconta le difficoltà incontrate dalle presidenze della Pc, per organizzare gli interventi in urgenza, mantenendo il rispetto delle regole previste dal Decreto n.59. L’effettiva emergenza, fa si che il Governo converte il Decreto n.59, nella Legge n. 100 del 12 luglio 2012. Si allarga a dismisura il la tipologia d’intervento,nel caso specifico dei contenuti di questo incontro, è messo in luce il reinserimento nelle competenze afferite alla Pc della tutela dei beni culturali. Un passo importante in avanti per la Protezione Civile, tuttavia rimane ancora da risolvere l’effettivo meccanismo da attuare, per affrontare in tempi brevi e con una pianificata programmazione di competenze, la situazione d’emergenza nei suoi molteplici aspetti. 
  • 9. Tiziana Maffei Dalla prevenzione all’emergenza: la sicurezza del patrimonio negli istituti di cultura”. Che cos’è l’ICOM? L’International Council of Museums (ICOM) è un’organizzazione internazionale di musei e professionisti museali impegnati nel conservare, trasmettere e far conoscere il patrimonio naturale e culturale mondiale, presente e futuro, tangibile e intangibile. Il Comitato Nazionale Italiano di ICOM è la principale associazione professionale del settore museale in Italia e si occupa di tutti i problemi strettamente connessi allo sviluppo e alla difesa della professione. ICOM-Italia ha promosso e coordina inoltre l’attività della Conferenza permanente delle Associazioni museali italiane. ICOM Italia è presente sul territorio nazionale grazie all’impegno dei Coordinamenti regionali, alla continua attività di ricerca delle Commissioni tematiche e approfondimento disciplinare. Un’osservazione della Dottoressa Tiziana Maffei: “La sicurezza in Italia è considerata solo sicurezza delle persone non contempla la sicurezza di un patrimonio culturale, questo non ci permette di capire bene cosa prevede un piano di sicurezza  per un museo. La commissione sicurezza ed emergenza ICOM, lavora all’interno del patrimonio culturale, attraverso gruppi di lavoro, uno di questi è la sicurezza anti crimine; in questo momento attraverso il lavoro svolto da questo gruppo, si sta cercando di portare l’esperienza avviata con il nucleo di tutela del patrimonio culturale del MiBAC di Ancona a livello più ampio di Regione. Un altro gruppo si occupa dei piani di sicurezza nei musei, le emergenze vissute negli eventi calamitosi legati ai terremoti hanno reso evidente la necessità di considerare“contenuto e contenitore” elementi vulnerabili di una stessa realtà. Temi altrettanto importanti da trattare sono l’assicurazione preventiva dei beni museali, l’identificazione di responsabili della sicurezza per ambiti di competenze specifici, il coinvolgimento dei professionisti come volontariato specializzato; l’UCR può essere l’occasione per avviare progetti di collaborazione con istituti, associazioni, enti, nello spirito del protocollo d’intesa.
  • 10. Francesca Ottaviani  “Il ruolo del volontariato nelle emergenze”. Legambiente, si inserisce come motivo d’spirazione nell’ambito della Legge 225; la legge consente alle associazioni di volontari ed alla Protezione Civile di contribuire a garantire sicurezza e protezione alle persone e ai beni nelle emergenze causate da eventi imprevedibili di natura calamitosa. Legambiente è un’associazione ambientalista e quindi fa della cultura della tutela, e della qualità dei territori il suo elemento caratterizzante; la dottoressa Francesca Ottaviani evidenzia alcune esperienze vissute durante l’emergenza post-sisma delle marche nel 1997 che hanno generato delle riflessioni relative l’ambito d’intervento, le mansioni da svolgere, come associazione di volontari, all’interno del complesso apparato che gravita attorno a questi interventi legati a eventi particolari. Legambiente finalizza le sue attività a tutte quelle operazioni che riguardano la messa in sicurezza dei beni, non il recupero né operazioni legate ad interventi ex-novo, attinenti la prima fase dell’emergenza; parliamo di operazioni quali la delocalizzazione, l’imballaggio, la schedatura delle opere. Il volontariato in questo settore così delicato e articolato, può essere una grande risorsa, un valido aiuto se si pone come strumento, al servizio del sistema guidato dalle istituzioni competenti. Dati importanti che sono frutto di questa collaborazione, sono riscontrabili, sia, nell’esperienza marchigiana del terremoto del 1997, dove legambiente ha collaborato alla messa in sicurezza di 1000 opere mobili, sia nell’esperienza del sisma dell’aprile 2009 all’Aquila, dove sono state salvate 500 opere mobili, e messi in sicurezza quasi 2500 volumi provenienti da biblioteche, musei, archivi storici. 

                                                                   

A questa serie d’nterventi è seguita una breve conclusione della Dottoressa Lorenza Mochi Onori sulla particolarità del nostro patrimonio che si distingue anche perché esteso a un ampio territorio, una sorta di museo aperto cui tutti possono accedere e partecipare. Questo rapporto di consapevolezza e cooperazione, fondato sulla tutela e protezione dei beni artistici e culturali, da parte dei cittadini degli enti, delle amministrazioni, collabora in maniera positiva a rendere effettivo un piano di tutela a largo spettro, non riferito solo agli interventi post-sisma ma inteso come  strumento preventivo.      

 

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 Daniela Tamagnini 

 

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