“Agire Insieme – dall’esperienze passate alle nuove normative e procedure per i beni culturali in emergenza”

24 Apr

Venerdì 19 aprile 2013, presso la Sala Conferenze del Museo Archeologico Nazionale delle Marche si è svolta la giornata di studi:

Agire Insieme – dall’esperienze passate alle nuove normative e procedure per i beni culturali in emergenza”

locandina_19_aprile[1]

L’evento è stato organizzato dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici delle Marche, dal Dipartimento di protezione civile della Regione Marche, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della protezione civile, da Legambiente Marche.

L’archeologo Maurizio Landolfi saluta gli ospiti e ringrazia tutti per la partecipazione.

“Agire insieme per unire sul campo le forze, ciascuno nel proprio ambito di competenza e azione, in modo da garantire un tempestivo e qualificato intervento quando improvvisi e imponderabili eventi, in questo caso il sisma, colpiscono la nostra esistenza. Tra archeologia e terremoti ci sono collegamenti straordinari, basti citare gli studi di Plinio il Vecchio sulle fondazioni del tempio Artemision di Efeso, gli studi sugli scavi a Paestum;.. tutto quello che era sismicità già Seneca ne parlava”

Parlare di archeologia e terremoti è appropriato, non solo per conoscere e approfondire meglio il passato, ma soprattutto per guardare al futuro,  forti di esperienze già consolidate.

Dopo i saluti iniziali da parte di Lorenza Mochi Onori, Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici delle Marche, coordinatrice dell’incontro e della Tavola Rotonda, sono seguiti 10 interventi, in cui sono stati messi a fuoco i problemi relativi, gli interventi in caso di calamità. Emerge l’assoluta necessità di far tesoro delle esperienze passate, utilizzare ciò che è stato fatto come fonte alla quale attingere, in casi quali terremoti o altro tipo di evento che rechi danno a persone e beni. Dalle diverse esperienze raccontate durante la giornata di studi, emerge sicuramente come problema centrale, l’esigenza di un aperto dialogo e una solida collaborazione tra gli enti preposti alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, al fine di garantire la messa in sicurezza delle persone e dei beni, attraverso l’uso di strumenti di programmazione preventiva, e attraverso la formazione di figure specializzate nei diversi ambiti d’intervento.

  1. Francesco Scoppola introduce le principali fonti in nostro possesso, sia scritte sia archeologiche, rilevando che la tempistica ridotta per gli interventi realizzati a seguito di eventi calamitosi può portare in alcuni casi a errori. A fronte della mirabilissima risposta ai problemi che si sono affrontati nel terremoto del 1997-98 nelle Marche e in Umbria, “c’è qualcosa che poteva essere migliorato”. In particolare è evidenziato un errore d’impostazione che ha “generato uno scollamento tra il consolidamento delle strutture e il restauro delle decorazioni”; dividere fra struttura e decorazioni è uno sbaglio. Un esempio significativo nella basilica di San Francesco d’Assisi, nella basilica superiore, la ricomposizione dei frammenti pittorici della Scuola di Giotto e quelli di Cimabue; l’intervento è stato fatto dopo il rifacimento delle volte determinando l’occultamento, sebbene in una minima parte, per due dita dal costolone, della decorazione originaria. L’architetto Francesco Scoppola espone i problemi contingenti che si devono affrontare in emergenza, ponendo l’accento sulla difficoltà delle scelte quando i tempi sono limitati e ci sono pochi mezzi a disposizione. L’invito a riconsiderare le teorie sull’evoluzione delle città e sugli interventi di restauro conservativo degli edifici, di due grandi storici d’arte: Leonardo Benevolo e Cesare Brandi. E ancora la necessità di affrontare e risolvere i problemi legati al recupero delle opere danneggiate, considerando elementi strutturali e decorativi come un unico complesso che va analizzato e restaurato insieme.
  2. Maria Luisa Polichetti “1997 – la gestione del sisma nelle Marche. Dal pronto intervento alla conservazione”. L’Ufficio del Vice Commissario per le Marche, costituito già dall’ottobre del 1997, si è configurato come una struttura flessibile in grado di far fronte anche a esigenze operative diverse. L’obiettivo è stato quello della collaborazione e integrazione tra i vari soggetti coinvolti: le Istituzioni e il mondo accademico, lo Stato, e la Regione. La situazione d’emergenza ha portato all’attuazione di scelte rapide nell’organizzazione del complesso sistema degli interventi. La struttura della gestione, e funzionale relativa al rilevamento dei danni è stata organizzata secondo varie fasi: coordinamento delle squadre NOPSA per i sopralluoghi, con relativi esiti riguardanti il danno e il giudizio di agibilità complessiva del bene. Gestione dei dati ottenuti presso i COM, e archiviazione del materiale in una specifica banca dati per la gestione degli esiti rilevati, verifica sul posto; creazione di Depositi attrezzati per il ricovero delle opere mobili rimosse dalle loro posizioni; raccolta dei documenti cartacei, dati del rilevamento e relativa archiviazione informatica. Ciò ha reso possibile la realizzazione delle prime proiezioni sullo stato complessivo delle emergenze consentendo ai responsabili della protezione Civile la predisposizione dei finanziamenti necessari e a garantire l’attivazione dei pronti interventi. I dati raccolti nelle schede hanno riguardato sia l’aspetto fisico- strutturale delle condizioni di dissesto della fabbrica, sia lo stato di conservazione o degrado degli apparati decorativi fissi e mobili d’interesse storico – artistico. Ciò che ha contraddistinto maggiormente questa esperienza è stato l’elevato grado di collaborazione e integrazione fra i soggetti coinvolti a tutti i livelli.
  3. Paola Mazzotti Il complesso delle esperienze per la definizione e attuazione del “Piano di ripristino, recupero e restauro del patrimonio culturale danneggiato dalla crisi sismica”, sono prova della straordinaria operazione che si è compiuta sul patrimonio culturale disseminato nella Regione Marche, dopo il tragico evento del terremoto del 1997. Anche in questo caso si è operato congiuntamente e in maniera programmata; è stato, infatti, definito a “quattro” mani un apposito piano d’intervento che, sulla base delle 2400 segnalazioni pervenute, ha catalogato per ordine di priorità oltre 2300 beni; stabilendo obiettivi e contenuti da perseguire, modo e criteri per l’attuazione degli interventi. Nell’approccio metodologico assunto dalla Regione, che vede gli interventi di miglioramento sismico parte integrante delle opere di conservazione, si distinguono chiaramente le “Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme Tecniche per le costruzioni” (curate dal MiBAC e dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale). Da parte della Regione è stata garantita un’attività volta alla continua assistenza ai cittadini, gli enti locali, ai professionisti. Ciò che infine è sottolineata, è la certezza di non poter più fare a meno della prevenzione attraverso esatti strumenti, come ad esempio “la Carta dei rischi del patrimonio culturale della Regione Marche”, quale strumento strategico di riferimento nell’assunzione di decisioni.
  4. Maria Rosaria Valazzi1997 – Sisma delle Marche. L’esperienza degli apparati decorativi e dei depositi attrezzati”. Emerge un punto importante su cui riflettere, la necessità della rimozione delle opere per la loro tutela porta a una drammatica decontestualizzazione del patrimonio mobile con effetti negativi se portati avanti per troppo tempo, sul senso di appartenenza culturale, sull’identità stessa della comunità cui quei beni appartengono. Dalla considerazione della centralità del problema dei beni storico-artistici nella specifica esperienza marchigiana è nato il progetto dei “depositi attrezzati”, un luogo concepito non alla sola tutela e conservazione “passiva” del patrimonio, ma uno spazio dotato di un elaborato sistema operativo, con apposite aree espositive. Per la realizzazione dei depositi attrezzati sono stati identificati due poli: Fabriano e Camerino, considerandone la centralità rispetto le zone colpite in maniera più violenta dal sisma, quindi sia dal punto di vista geografico, che quello, non meno rilevante, di carattere storico – culturale. Il funzionamento è stato regolato attraverso “l’Intesa Stato – Regione” formalizzata il 12 maggio del 1999. Il deposito attrezzato di Fabriano situato nell’antico complesso delle Cartiere Miliani è stato inaugurato il 19 giugno 1999, a seguito d’interventi volti solo all’adeguamento funzionale, finanziati dalla Regione. Il deposito di Camerino, situato nell’ex chiesa di San Francesco, è stato caratterizzato da un diverso iter rispetto Fabriano: prima del progetto di allestimento per renderlo agibile come sede espositiva, oltre che deposito attrezzato,è stato oggetto d’interventi di restauro per danni sismici.
  5. Luciano Marchetti Il sisma che ha colpito l’Abruzzo nell’aprile del 2009, ha interessato un territorio molto esteso, sono state coinvolte tutte e quattro le provincie della regione. Anche in questo caso l’emergenza, la necessità di una rapida stima dei danni, ha portato qualche errore a monte, che è stato necessario risolvere in un secondo momento. Emerge una considerazione da fare sulla base dell’esperienza vissuta che è quella di riconsiderare la compilazione delle schede di rilevamento dei danni nei primi giorni, quando lo sciame sismico è ancora attivo. Questa considerazione nasce dal riscontro di evidenti difformità tra il rapporto del danno fornito in prossimità dell’evento calamitoso, e quello a distanza di una o più settimane, quando non ci sono più significativi eventi. E’ necessario sottolineare che ciò non significa non intervenire subito, ma intervenire mettendo in conto l’eventualità di riconsiderare la valutazione effettiva del danno anche diverse volte. La gestione del sisma in termini amministrativi ha visto una prima fase, di emergenza, che è stata gestita attraverso le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri; la responsabilità della gestione dell’emergenza al Capo del Dipartimento della Protezione Civile Regione Abruzzo. Nella seconda fase le competenze sono passate al Presidente della Regione Abruzzo in qualità di Commissario per la ricostruzione; dal 2 aprile 2012, le competenze in campo amministrativo sono delegate al Ministero dei Beni Culturali, con la responsabilità del Distretto Regionale che si avvale della collaborazione dei vari uffici delle Soprintendenze di settore e archivistiche. L’unità tra il coordinamento tecnico degli interventi, dei dati, e la collaborazione tra enti e amministrazioni, emerge nuovamente come elemento determinante la buona riuscita di qualsiasi progetto. 

            Continua….

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                                                                                                                                                                                                                                                            Daniela Tamagnini

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2 Risposte to ““Agire Insieme – dall’esperienze passate alle nuove normative e procedure per i beni culturali in emergenza””

  1. Gianluca Bugari 3 maggio 2013 a 08:11 #

    molto interessante, un’ottima guida per ing. arch. e operatori del settore

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  1. Il primo anno del blog | Il blog del Museo Archeologico delle Marche - 6 marzo 2014

    […] Tamagnini, dal suo punto di vista di architetto, ci ha raccontato l’incontro sui beni culturali in emergenza. Da non dimenticare nemmeno l’intervista a Valeria Villahermosa che presentava ai visitatori […]

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